Le storie di M Auberte la pazza. II. Golosità. Lussuria. Pigrizia.

(Orgueil, poursuite et décapitation (comédie hystérique et familiale))

M Auberte. Ecco la storia. Mi sono svegliata nel bel mezzo di un banchetto. Dappertutto c’erano sfilze di salsiccie. Lo ripeto. Non mi piace eccedere nel bere. Detesto il grasso. Tolgo il grasso dal salame. La carne di montone mi da la nausea. Non ho il senso della festa. A volte invidio i buontemponi. Quelli hanno l’aria di divertirsi. Fanno festa. A volte mi piacerebbe partecipare. Strillare come un’ubriacona. Gemere in piena notte su una pachina. Ma sono troppo educata. Eppure, stamattina, quando mi sono svegliata, sono stata presa da una voglia matta di mangiare e bere la vita. Ho chiamato degli amici festaioli. Ho ordinato tre zampetti di maiale. Della frutta. Ho chiamato una ragazza grassottella di mia conoscenza, e la ho mangiata. Ho mangiato tutto, tutto tutto. Ho chiamato il mio corrispondente tedesco. E poi, lo ho mangiato. Gli ho succhiato delicatamente gli occhi. Ho mangiato tutto. Dopo, non avevo più paura di niente. E, forte dell’incoraggiamento dei miei amici, ho mangiato il presidente. Lo ho mangiato crudo, con quel donnone di sua moglie. Poi ho fatto un po’ di sport per smaltire tutto. Poi sono andata in piscina per tenermi in forma. Sono andata in bicicletta fino alla piscina. La piscina è lontana. Ho pedalato, pedalato. Mi sono sciolta. Ho perso tutto il mio grasso. E tutto il mio grasso sciolto mi ha dato voglia. Ho fatto una grande tartina, con tutto il mio grasso, e poi mi sono automangiata. Poi ho voluto ballare con te, ma tu non hai voluto. Tu ne hai guardata un’altra. E poi, sono tornata a casa mia nella mia piccola città con il mio piccolo bambino, i miei piccoli amici, le mie piccole abitudini. Dalla finestra, a volte vedo il vasto mondo. Mio marito è tornato. Sente il tradimento, sul davanzale della finestra. Sorride attraverso il fumo, vorrei che mio marito passasse un tempo infinito ad accarezzarmi, ma fa tutto velocemente. Dormiamo nel letto l’uno e l’altro paralleli. Ecco. Ecco cosa penso, io. Ecco cosa penso, e sono molto triste. Vorrei pigrottare con un romanzetto. Dall’arabo, l’insegna è sempre accesa. I polli girano sempre sullo spiedo. Tutti questi polli. E un po’ l’inferno per i polli, dall’arabo.